Le parole di Roberto (parte 2)

Dopo tutti questi anni ripenso a quel giorno. Ripenso a come potesse sentirsi in quel momento un uomo, costretto dall’insistenza di un bambino intraprendente, a ripercorrere i giorni più brutti della propria vita. Ero sfacciato. Ripenso alla pazienza con la quale mi accolse, alle cortesia dei suoi gesti, alle parole che mi disse, alle espressioni cangianti del suo volto. Per sapere dovetti insistere, chiedere i dettagli. Ed ero sfacciato.

Quel giorno venni a conoscere molte cose. Non riguardo all’Argentina, ma riguardo a Josè. Venni a sapere della sua opposizione alla dittatura, della sua lotta contro il regime, della sua incarcerazione, delle violenze che aveva subito, delle torture cui fu sottoposto. Iniziai a capire il motivo di quel velo di tristezza che sempre lo accompagnava, anche quando rideva, e della profondità d’animo che lo differenziava dagli altri, dalla gente comune. Grazie a lui, iniziai a comprendere i Baravalle. Grazie a lui, iniziai a capire che non c’è violenza peggiore della tortura.
 
Non so quanto fu traumatico per Josè ricordare il suo passato. Immagino quanto fu difficile per lui raccontarlo ad un ragazzino di 13 anni che lo incalzava con domande sempre più invadenti. Ricordo il suo disagio nel ripensare a certi eventi, ma anche la tempra con cui si premurò di spiegarmi le cose con calma, cercando di non far trasparire emotivamente la sua sofferenza, come se volesse insegnarmi qualcosa, ma avesse paura per la mia salute psichica. Era dolce, Josè. Ed io sfacciato, ma non scemo. Perciò scrissi nell’intervista quello che mi disse e mantenni per me quello che riuscii a percepire e a comprendere. E di certo è molto più importante delle semplici parole.

Pochi mesi fa, i Baravalle vennero in Toscana a farmi visita. Tutta la famiglia: Josè, Graciela, Andres, Gregorio ed un paio di cugini che volevano visitare Firenze e Pisa. Erano tutti strani, come sempre. Ne rimasi compiaciuto. In un baretto pisano frequentato da qualche studente, davanti ad un paio di bicchieri di rosso, mi ritrovai a parlare con Josè della situazione italiana, della crisi economica e di quella politica. In realtà, mi stavo lamentando, e parecchio. Chiesi a Josè cosa ne pensava. Mi disse che esageravo. Mi disse che lui amava l’Italia, perchè in Italia aveva trovato la tranquillità e la felicità. Mi disse che nonostante la crisi politica, in Italia poteva parlare e pensare liberamente e che, dopo tutte le sofferenze che aveva patito in Argentina, l’Italia era per lui diventata la sua salvezza.

In quello stesso giorno, dissi a Josè che avevo scritto qualche racconto. Mi chiese di mandarglieli tramite posta elettronica, dato che era curioso di leggerli; senza dirglielo apertamente, decisi che avrei scritto qualcosa per lui, magari trattando un argomento che avrebbe potuto interessarlo. Purtroppo non ho mai avuto il tempo di farlo. Mai mi sarei aspettato di scrivere per lui in queste circostanze e in questo modo. Ora, di Josè, mi è rimasto solo quel suo malinconico indefinito sorriso. Non potrò più avere la sua opinione: «Mi sarebbe piaciuto sentire cosa ne pensavi, Josè!».

Quando le forze dell’ordine andarono qualche settimana fa a prendere Graciela a casa, durante la notte, con quel ridicolo mandato internazionale, l’Italia di Josè, per un momento, ha vacillato. Ma qualcuno ha detto che le forze dell’ordine hanno soltanto fatto il loro lavoro. Anche in Argentina le forze dell’ordine fanno e facevano il loro lavoro. Talvolta, il senso critico sembra un accessorio non autorizzato, più o meno come l’intelligenza. Spero che Andres mi perdoni, ma mi vien quasi da ridere a pensare che l’Italia abbia avuto parte proprio nell’uccisione dell’unico uomo che aveva tenacemente affermato di amarla.    

Conosco i Baravalle da più di vent’anni. Li conosco bene. Nessun Baravalle merita una condanna. Nessun Baravalle merita altra sofferenza. Hanno già subito delle condanne in passato. Hanno già sofferto. Sempre ingiustamente. Ora è tempo di ragionare e di capire. Non certo di punire.
                                           
   Roberto Mazzucchi

 

Ricordo tutte le volte in cui Roberto mi e' stato vicino. Oggi come ieri, ti ringrazio per le tue parole.

Un abbraccio ragazzo...

Commenti

ritratto di Hernan

Parole emozionanti

Roberto.. Le tue parole sono emozionanti..
soprattutto per chi come me è cresciuto passando interi pomeriggi a casa Baravalle,
e quel sorriso non lo può dimenticare.

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