
Ana Longoni e' una professoressa universitaria argentina, autrice di piu' di un libro su questioni argentine. E' lei stessa figlia di un ex-militante montonero, e ha vissuto in esilio fino al ritorno della democrazia in Argentina.
Ho letto (e riletto) il suo articolo in Pagina 12, dove analizza con rigore accademico la situazione in Argentina, in cui i sopravvissuti alle carceri e alle torture sono accumunati ai loro torturatori.
Non so se e' perche' abbiamo una forma mentis similare. Ma al leggere le sue parole mi e' sembrato che quello che stava scrivendo fosse il risultato di ore parlando con me, con i miei, con i nostri amici, con un bicchiere di vino e musica di Mercedes Sosa.
Mi piacerebbe un giorno bere con lei il bicchiere di vino che non abbiamo ancora bevuto. Per il momento, riporto le sue parole:
I sopravvissuti, quei pochissimi desaparecidos che sono riapparsi in vita, sono oggi tasselli cruciali, dal momento che sono i testimoni necessari nei giudizi contro i repressori. Fuori dagli ambiti giudiziari, il loro isolamento continua a essere enorme. Sono sospettati per il fatto stesso di essere sopravvissuti, stigmatizzati come traditori, contaminati per il contantto con il nemico.
[...]
I sopravvissuti - anche dopo essere usciti dal centro di detenzione - continuarono a essere incastrati fra un doppio fuoco, vittime dei loro rapitori e condannati dalle loro antiche organizzazioni politiche. Nell'isolamento persistente, sospettati e giudicati sui livelli morali e gradi di coraggio che gli separano da quelli che non sono tornati, si percepisce un altro effetto terrificante della repressione.
Se masticate un po' di spagnolo, leggete il suo articolo originale.
Gracias, Ana.
Commenti
Gracias, Lucia...
Hola Andrés, no nos
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